INFINITAMENTE PICCOLO

Ritorno dallo spazio extraterrestre e dopo un tempo stratosferico a riempire queste pagine di ioni a valenza zero.

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SE

Se l’amore fosse un fiume
Ruscello avaro o torrente generoso,
Tu saresti la diga
Che all’acqua dà tregua
Argine al suo mutevole fluire.

Se l’amore fosse un fiume
Vicino alla foce, sul finire del piano,
Tu saresti il mare
Che tutto contiene
E dove si perde ogni confine.
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VIAGGI

Tutti ci ricordiamo dei viaggi per le cose che abbiamo visto, le esperienze fatte, la gente conosciuta. Gioiamo per le emozioni vissute e riempiamo diari ed album di foto.

Nella nostra vita percorriamo tanta strada per raggiungere obiettivi, allontanarci o avvicinarci a qualcuno, lavorare, rincorrere, allenarci. Lo facciamo calpestando ogni tipo di suolo.

Dedico questi due lavori alle scarpe, che non celebriamo mai per il servizio che ci danno nel percorrere le vie del mondo e della vita. Sono la corteccia che riveste il tronco e lo protegge, sono le ali che ci sollevano di pochi ma fondamentali millimetri.

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IN RICORDO

Se n’è andata la signora Maria, vedova di Rino Snaidero, una di quelle donne che lasciano il segno del tempo vissuto in terra senza rumore, con un tratto leggero ma indelebile.

Ogni suo gesto, ogni parola, ogni silenzio, ogni momento sono stati rivestiti di raffinato stile, ispirati da una calda accoglienza, caratterizzati da tanta sobrietà.

Ci lascia un bel ricordo ed un umile esempio di lunga e non facile vita accanto ad un uomo della storia, vulcanico e insaziabile, che ha servito discretamente ma con fermezza di principi ed attaccamento ai valori familiari.

Per lei, parole di saluto, ai figli, di conforto.

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IL TAPPETO VOLANTE

E’ una magia ed una realtà, è un sogno ed un incubo. E’ sempre un mezzo per la fuga da una prigione dorata o da una mortale, da prendere o lasciare, sicuri di arrivare o a rischio di una brutta avventura.

Il tappeto volante è un porto sicuro o un mare in tempesta, supera gli ostacoli e attraversa i confini, è docile come brezza primaverile o bizzarro come vento impetuoso.

Scegli tu.

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RADICI

Più che di radici bisognerebbe parlare di fondamenta, che una volta gettate rimangono  fisse finché non si abbatte la casa.

Sono, alle origini della propria vita, l’impasto di persone, luoghi, odori, suoni e accadimenti che hanno contribuito, insieme alle peculiarità genetiche, a formare l’identità della persona.

In seguito si  possono aggiungere altri frammenti alla personalità ma quello che siamo è dovuto, sostanzialmente, ai periodi dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza.

Riflettendo sulle radici, se la memoria aiuta, si scopre la bellezza e l’importanza di tante cose, soprattutto piccole, che ci hanno fatto grandi e non ci sorprende la nostalgia con la quale le custodiamo come una perla preziosa.

Ho provato a farle entrare in una poesia, perché a tanta distanza di tempo parlano ancora con una voce soave.   

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PAESAGGIO

Confini marcati
Da albe e tramonti
Pause della natura
Oasi di biodiversità.
Balze in fuga dalla normalità
Altalene per un bambino
Libri aperti d’avventura.
Piante e prati in fiore
Accesi da raggi di sole
Giochi d’ombre a nascondino.
Voci e rumori
In movimento o statici
A tratti silenziosi
A volte ultrasonici.
Folate di odori
A zonzo nell’aria lucida
Indice di incorruttibilità.
Tempo di stagioni regolari
Transumanze secolari
Emozioni di grande semplicità.
Caleidoscopici colori
Spalmati dal tempo
Materiche sovrapposizioni
Alternanze logiche
E transitorie dissoluzioni.
Terra e cielo
Fusioni molecolari
Fra instabili vapori
Dissolti in liquide saturazioni.
Firmamenti liberi di ruotare
Accesi e spenti
Moti involontari
Rigide geometrie
Di scintille ammiccanti
Suoni di eteree sinfonie.

Dalla finestra di casa mia
Affacciata sulla scena
Senza alcun suggeritore
Viavai di comparse
Fenomeni d’isteresi
Ad ogni cambio di stagione.
Recita a canovaccio
Saggio d’improvvisazione
Di attori sempre nuovi
Dal curriculum conosciuto.
Benvenuti signori e signore
Al palio della natura
Entrata libera
Orario continuato.

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LE ELEZIONI AMERICANE

Non ne farò occasione di dibattito. Mi limito a fare alcune (amare) considerazioni, togliendomi dal coro dei plaudenti per la vittoria di Biden e da quello degli imbufaliti per la sconfitta di Trump.

Ma che America è questa che elegge il Presidente in mezzo a polemiche e contestazioni, attese lunghissime per l’esito e minacce di contestazioni sulla correttezza del voto? Non vi sembra giusto attendersi qualcosa di più da una democrazia che sostiene di essere la migliore al mondo, tanto da poter dare lezioni a tutti?

Oso dire che non mi sembra diverso da un paese del “n” mondo dove convergono gli osservatori per verificare il rispetto dei diritti e delle procedure! No, scusate, è un’altra cosa perché mentre in Bielorussia gli ispettori c’erano e le proteste inutili  per i brogli dopo la proclamazione dei risultati hanno dimostrato che non sono servite a niente, in America gli ispettori non c’erano perché le contestazioni sono partite prima di sapere i risultati (!).

Mi viene da chiedere se la minaccia di azioni legali partita in anticipo sarebbe rimasta tale anche in caso di vittoria di Trump?

Ma ci sono altre questioni più importanti in America che la disputa sui risultati delle elezioni non devono oscurare.

Mi viene voglia di scrivere una composizione…

LA GRANDE LEZIONE

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A DANTE

Amo la sua lingua

ricercata e precisa

mai banale sempre appropriata

a volte dolce a volte sferzante

ed accuratamente levigata,

raffinato strumento

di un parlare schietto.

Ammiro il pensiero

profondo e motivato

sull’uomo e la sua storia,

frutto di sofferenza

che solo ha chi vive da straniero.

E sono affascinato

dallo sguardo lucido

sul mondo intero

quell’essere visionario

e saper unire con un filo

al nostro il tempo antico,

come non fosse mai passato.

Amo Dante

ed il suo cercare con la poesia

la diritta via

lasciandosi guidare

come un cieco

che ha imparato a fidarsi dell’amico.

Le sue rime ancor m’accompagnano

gentili e preziose

ad abbracciare nel presente

con le spire del desiderio

amor divino ed amor cortese.

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SIAMO TORNATI A VOLARE CON GLI AQUILONI

Siamo tornati a volare con gli aquiloni
non di carta ma di candide piume
voliamo alti come cherubini
sopra le nubi dei nostri egoismi
e così vediamo se il mondo da lontano
è ancora pieno di contraddizioni.
Quando torneremo a terra storditi da vertigini
e tutto si confermerà alquanto strano
vorremo tornare ad aggrapparci al filo,
un modo per sentirsi più leggeri
e sperare che in mezzo agli umani
scenda un po’ di quel cielo
dove volavamo con gli aquiloni.

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