IL MERLO

Sento un trillo

poi uno schiocco

ed un fischio prolungato.

Un merlo

usa il becco

come zufolo dorato.

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RITORNO

Ritorno dopo tanto tempo di silenzio, ma anche di lavoro. Ho prodotto qualcosa che ora riprendo a pubblicare.

Questa poesia ha avuto un riconoscimento al Premio “ACCADEMIA CITTA’ DI UDINE”.

Terza classificata. Non ho ancora letto le motivazioni, ma la voglio condividere anche se il tema è un po’….fuori stagione!

Che ne dite?

A PRIMAVERA

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QUEL FILO CHE CI UNISCE

LA SPERANZA

Quando nel verso la rima s’inceppa,

ed il piede greve fa rotolare

lontano con la punta il sasso.

Quando sullo schermo l’immagine ingiallisce,

si confondono i colori e la mente

di grigio le cose dipinge.

Quando la luce del giorno si stinge

e la nebbia avviluppa la vista,

infida ladra di ogni memoria.

Quando nel sonno s’agitano fantasmi

e la quiete all’ignoto viene meno

né si scorge un approdo sicuro.

 

In quei momenti usiamo il filo

resistente ed interminabile

per cucire pazienti lo strappo aperto

fra il passato che ci sfugge e non ci aiuta

ed il futuro impastato di oscura materia.

 

E usiamo la mano che ci ha al presente guidati,

la stessa per plasmare una qualsiasi forma

e ad essa affidarci seppur appena percepibile.

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BUON ANNO

E’ il mio augurio perché riusciate ad aprire 365 porte!

la-chiave

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Buon Natale

Un augurio per ogni tempo.

ascoltare-la-luce

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SUL REFERENDUM (Il senno di poi)

S’è persa una grande occasione! Di unire gli italiani. Attorno alla loro voglia di cambiamento!

Mi spiego.

Occasione. Certo è stata una opportunità quella di partecipare al dibattito, conoscere la Costituzione, capire gli arcani dell’ordinamento statale, ascoltare esperti, politici, confrontarsi con amici e “diversi”, insomma crescere un po’ in “educazione civica”.

Il grande è un aggettivo appiccicato a sproposito da una campagna troppo lunga, da un carico di significati che non aveva e da una faziosità che è andata ben oltre di quello che conoscevamo essere il peggior bagaglio dei partiti: la presunzione.

Perdere: non è un verbo intransitivo, per fortuna; quello che regge può essere tutto tranne, ci si augura, la speranza e la rotta. Il resto non è definitivo, basta imparare dagli errori e subito si ritrovano sorprendenti alternative, soluzioni logiche, opere consequenziali.

Facciamoci spingere dalla volontà oltre che dal vento per approdare alla meta sicura! (Seneca).

La vera sfida era  l’unità  dei cittadini nella dicotomia inconciliabile della scelta e pur nell’ambiguità dell’interrogazione. Era, cioè, il momento del superamento delle ideologie (o delle posizioni di comodo) per confrontarsi sul merito, serenamente convinti di andare a fare la propria scelta e non quella voluta da altri. Al Governo di uno Stato di tutti che pensa al futuro, anche di chi l’ha già perso, sono richiesti equilibrio ed equità, non la partigianeria.

In quanto a voglia di cambiamento credo basti vivere in mezzo alla gente, per capire di quale cambiamento ci sia voglia. Appunto, viverci realmente, però! Non con i filtri di una politica caduta in basso. Proprio quella che i cittadini avrebbero voluto cambiata, prima ancora che la Costituzione. Sarebbe stato più facile scegliere se il discorso arrivava non da numerosi pulpiti ma da una tavola rotonda. Dove ognuno rimane distinto dagli altri, ma alla fine ci si parla e ne esce un discorso comprensibile.

Credo che il cambiamento l’abbiano voluto sia chi ha votato “sì”, sia chi ha votato “no”. Non quello superficiale delle forme, dei numeri manipolabili, delle parole tante e confuse, ma delle menti.

E’ utopia? Sì, ma sostenuta da una disperata voglia di nuovo vero.

E’ un sogno? Forse, ma senza sogni che sono guizzi dell’anima è l’apatia del conformismo a rovinarci.

E’ rinuncia? No, è l’ottimismo di poter contare sui giovani, che non imparino questa lezione preparata con il solito standard ma si studino nell’intimo della loro novità i libri di storia, arte, scienza da cui gli può arrivare, in questo particolare momento, una voce chiara e sopra le parti per essere loro gli artefici del cambiamento di cui tutti abbiamo bisogno.

Invece che farci perdere la fiducia, questo referendum, ce la dovrebbe far spostare!

La “nottata” è passata: vediamo di non farci abbagliare, ora, da altri fuochi d’artificio!

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GLI ALBERI PER AMICI

Forse può sembrare un po’ ripetitivo il tema degli alberi, ma questa volta si tratta di meta-alberi, che hanno offerto con la loro biologia lo spunto per una rappresentazione visionaria e poetica di quello che evocano.

Per capire….basta andare nel bosco….!

il-bosco

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